I dati Istat del 2025 parlano chiaro, la città di Eleonora ha ufficialmente perso il suo “status”, scivolando sotto la soglia psicologica e normativa dei 30.000 abitanti. Non è solo un dettaglio per l’anagrafe, è un cambio di paradigma che scuote le fondamenta stesse del profilo amministrativo del territorio.
Nella primavera del 2025, tra aprile e maggio, il contatore della popolazione ha fatto un sinistro scatto all’indietro, passando da 30.020 a 29.988 anime. A novembre la situazione si è stabilizzata, se così si può dire, su un numero che non lascia spazio a interpretazioni: 29.930. Ma cosa ci racconta davvero questo calo demografico di Oristano? Ci racconta di una comunità che sta perdendo la sfida contro il tempo e contro la biologia, con un saldo naturale che assomiglia a un bollettino di guerra: appena 79 nascite a fronte di ben 368 decessi.
Scendere sotto i 30.000 abitanti non è una questione di prestigio ferito, ma uno spartiacque normativo che incide direttamente sulla governance. Questa soglia, infatti, regola il numero dei consiglieri comunali, l’entità dei trasferimenti statali e persino la complessità degli apparati burocratici che una città può permettersi. Il calo demografico di Oristano agisce quindi come una forza centrifuga che rischia di ridimensionare non solo il peso politico della città nel contesto regionale sardo, ma anche la sua capacità di erogare servizi essenziali.
Osservando i flussi migratori, notiamo un paradosso tipico delle province italiane: c’è chi arriva (690 persone) e chi parte (592 persone). Il saldo migratorio è positivo, segno che la città mantiene ancora un briciolo di attrattività, ma questo piccolo surplus è totalmente insufficiente a colmare il vuoto lasciato da una natalità ridotta al lumicino. Siamo di fronte a un inverno demografico che non si risolve con qualche arrivo sporadico, ma che necessiterebbe di politiche strutturali di sostegno alla famiglia e all’occupazione giovanile.
In definitiva, il calo demografico di Oristano ci pone davanti a una domanda scomoda: come si gestisce la decrescita senza che essa diventi declino irreversibile? La politica non può più limitarsi a contare chi resta, ma deve iniziare a progettare per chi deve nascere. Se la soglia dei 30.000 è stata superata in negativo, la sfida ora è non perdere anche l’identità di un capoluogo che ha sempre saputo guardare lontano. Senza un’inversione di rotta, il rischio è che il 2025 venga ricordato come l’anno in cui una città, semplicemente, ha scelto di farsi piccola.
Foto di Enrico Piano










