Dal 13 al 21 febbraio, Ottana si trasforma nel palcoscenico di “Caratzas in Othana”, un palinsesto di eventi che va ben oltre la definizione di “festa”. È un atto di resistenza culturale, un viaggio viscerale tra le maschere lignee che hanno reso questo borgo un simbolo dell’identità isolana.
Il programma, curato con una visione che tiene insieme il rigore della storia e la gioia della piazza, si apre venerdì 13 con la proiezione del docufilm “Maschere di vita – Il respiro di Ottana” presso il Museo MAT. È l’incipit perfetto: prima di vedere le maschere danzare, bisogna capire il soffio vitale che le anima.
L’artigianato che si fa rito
Il Carnevale di Ottana ha una particolarità, non nasce in un capannone, ma nelle mani sapienti degli artigiani. Sabato 14 e domenica 15, i laboratori “Come nasce una maschera” offriranno ai visitatori l’opportunità rara di osservare il legno che prende forma, trasformandosi nei volti tragici e fieri di Boes e Merdules.
Se sabato la scena sarà dominata dai carri allegorici e dalla voglia di fare festa in piazza San Nicola, domenica il registro cambia e si fa solenne. Alle 16:30, la sfilata delle maschere tradizionali riporterà il sacro e il profano tra le vie del centro, chiudendosi con i ballos cantaos, quel cerchio magico che unisce la comunità in un unico abbraccio corale.

Il futuro ha il volto dei bambini
Da studioso di dinamiche sociali, trovo ammirevole l’intuizione della Pro Loco guidata da Sandro Carboni. Puntare sui più piccoli non è una scelta tenera, è una scelta politica e culturale strategica. Martedì 17 febbraio, con la seconda edizione di “Pitzinnos Caratzaos”, i bambini diventeranno i protagonisti della sfilata tradizionale.
«Vogliamo dare particolare risalto a questa sfilata dei bambini – spiega Carboni – perché rappresenta la continuità della nostra storia».
È così che si salva un’identità: insegnando alle nuove generazioni che quella maschera non è un travestimento, ma un’eredità da indossare con orgoglio.
Un calendario di comunità
Tra la gara poetica in limba “Sas Amuradas” di lunedì 16 e la chiusura con la Pentolaccia di sabato 21, il Carnevale di Ottana si conferma un ecosistema vivo. C’è spazio per la fede, con la maestosa cornice della Cattedrale di San Nicola, e per l’impegno civile del Comitato San Nicola 2026.
Non è solo un evento per appassionati di antropologia; è l’occasione per chiunque cerchi una verità diversa, lontano dal rumore del moderno, nel battito profondo della terra sarda. Se volete capire cos’è l’orgoglio di appartenenza, Ottana, in quei giorni, è l’unico posto dove dovreste essere.










