Caschi in testa, identità cancellata: lo Stato contro la Sartiglia.
Sicurezza a senso unico, tradizioni normalizzate e una nostra proposta
politica: affidare le funzioni prefettizie al Presidente della
Regione, come in Valle d’Aosta
La circolare diffusa il 6 febbraio 2026 dal Prefetto di Oristano è
l’ennesima dimostrazione di come il potere statale continui a essere
esercitato in Sardegna in modo burocratico, distante e culturalmente
cieco. Poche righe, nessuna apertura, un ordine secco: caschi e airbag
oppure la Sartiglia non si svolge.
SCELTE POLITICHE
Non è una scelta tecnica, è una scelta politica. La Sartiglia viene
ridotta a una generica manifestazione con equidi, assimilata a una
corsa qualsiasi, cancellando con un atto amministrativo la sua natura
di giostra rituale secolare, il suo valore simbolico e identitario per
il popolo sardo.
Non stupisce che il Prefetto continui a chiamare i cavalieri
“fantini”. Non è una svista: è il riflesso di uno sguardo estraneo. Se
il cavaliere diventa un atleta anonimo, allora la Sartiglia può essere
normalizzata, regolata, svuotata. È così che si cancella la storia
senza mai nominarla.
LA SICUREZZA SELETTIVA
La sicurezza, invocata come principio assoluto, viene applicata in
modo selettivo e comodo.
Rigorosa dove è semplice imporla, improvvisamente flessibile o
rinviabile dove servirebbero scelte strutturali, investimenti e
responsabilità politiche vere.
Basterebbe guardare altrove per capire dove la sicurezza dovrebbe
essere davvero una priorità: nella sanità pubblica sarda, con reparti
sotto organico, pronto soccorso al collasso e tempi di attesa
incompatibili con il diritto alla cura; nei luoghi di lavoro, dove si
continua a morire per mancanza di controlli, prevenzione e formazione;
nelle scuole e negli edifici pubblici, troppo spesso insicuri e
lasciati all’incuria.
In questi ambiti la sicurezza diventa complessa, graduale, rinviabile.
Per la Sartiglia, invece, basta una circolare.
LE ISTITUZIONI REGIONALI
Colpisce, ancora una volta, l’assenza di una reale capacità politica
di difesa della Sardegna. Le istituzioni regionali e i rappresentanti
sardi, al di là di questioni organizzative e burocratiche, non
riescono a sostenere trattative con le istituzioni statali, neanche
quando possono contare sui cosiddetti governi amici ma, soprattutto,
subiscono decisioni prese altrove, senza riuscire a costruire un
quadro normativo che tenga insieme tutela delle persone e rispetto
della storia, senza mai mettere in discussione l’assetto dei poteri
che produce queste imposizioni.
FUNZIONI PREFETTIZIE PER IL PRESIDENTE
Come Repùblica riteniamo che questa vicenda renda non più rinviabile
una scelta politica coraggiosa: le funzioni prefettizie in Sardegna
devono essere sottratte alla nomina statale e affidate al Presidente
della Regione, come avviene in altri contesti autonomi, tra cui la
Valle d’Aosta.
La pubblica sicurezza non può essere amministrata da figure
temporanee, spesso estranee per provenienza e conoscenza del
territorio, chiamate a decidere su riti, comunità e identità che non
conoscono e che non vivono.
Attribuire le funzioni prefettizie al Presidente della Regione
significherebbe per i sardi assumersi finalmente una responsabilità
politica diretta, radicata, trasparente.
La Sartiglia – o altri eventi equestri come le àrdie – non chiede
privilegi né deroghe arbitrarie. Chiede rispetto e intelligenza
istituzionale. Perché quando si pretende di mettere il casco alla
storia, non si aumenta la sicurezza: si dimostra solo di non aver
compreso chi siamo.










