Home / Provincia / Educazione alla legalità: gli studenti incontrano i Carabinieri

Educazione alla legalità: gli studenti incontrano i Carabinieri

educazione-alla-legalità

C’è un passaggio delicato in cui si comprende che la libertà non è l’assenza di limiti, ma la consapevolezza del confine tra il proprio io e il mondo circostante. Questo passaggio è stato il cuore pulsante dell’incontro avvenuto il 25 marzo 2026 presso la caserma Diego Sini di Abbasanta, dove lo Squadrone Eliportato Cacciatori Sardegna ha aperto le porte a chi rappresenta il nostro domani: gli studenti del Liceo Scientifico Mariano IV e dell’Istituto Comprensivo di Ghilarza e Abbasanta.

Non si è trattato di una semplice visita di cortesia, né di una parata istituzionale fine a se stessa. Quella che abbiamo visto è stata un’autentica immersione in un percorso di educazione alla legalità, intesa come pratica quotidiana e non come astratto precetto giuridico. In un’epoca dominata dall’immaterialità del digitale, dove il bullismo si nasconde dietro lo schermo di uno smartphone e la violenza può essere tragicamente sottovalutata, il dialogo diretto tra i vertici dell’Arma — rappresentati dal Capitano Tonino Ferrara e dal Capitano Antonio Zarrillo — e i giovani ha assunto un valore pedagogico straordinario.

Oltre la divisa: il valore del dialogo sociale

La mattinata è iniziata con un gesto di rara efficacia comunicativa: un coffee break. Sembra un dettaglio minore, ma nel linguaggio dei segni sociali rappresenta l’abbattimento delle barriere. Davanti a un caffè, il Carabiniere non è più solo l’autorità che sanziona, ma il cittadino in uniforme che protegge. Questa vicinanza ha permesso di affrontare temi spinosi come il cyberbullismo e i pericoli derivanti dal possesso di oggetti atti a offendere, troppo spesso derubricati a bravate giovanili ma carichi di pesanti conseguenze legali.

L’educazione alla legalità passa necessariamente per la comprensione del rischio. Spiegare a un ragazzo che un coltello in tasca non è un accessorio, ma un’arma impropria che può cambiare per sempre il corso di una vita, significa fare prevenzione primaria. È qui che la funzione sociale dell’Arma si sposa con quella educativa della scuola: entrambi i mondi convergono verso l’obiettivo di formare individui consapevoli, capaci di distinguere la forza dalla violenza.

Operatività e tutela: il fascino della concretezza

L’attenzione degli studenti ha raggiunto il culmine durante le dimostrazioni operative. Vedere in azione le unità cinofile, con la loro straordinaria capacità di individuare armi e stupefacenti, non è stato solo uno spettacolo di abilità tecnica. È stata la prova tangibile di quanto impegno e quanta specializzazione servano per garantire la sicurezza collettiva. Lo Squadrone Eliportato, un reparto d’élite che solitamente opera in contesti impervi, si è mostrato nella sua veste più nobile: quella di custode del territorio.

Ma la sicurezza non riguarda solo l’ordine pubblico. La visita al Nucleo Carabinieri per la Tutela Agroalimentare ha offerto uno spunto di riflessione ulteriore. In una terra come la Sardegna, dove l’identità è legata a doppio filo con i prodotti della terra, sapere che esistono professionisti dedicati a proteggere ciò che mangiamo significa comprendere che la legge tutela anche la nostra salute e la nostra economia. È un altro tassello fondamentale di quel mosaico complesso che chiamiamo educazione alla legalità.

Una sinergia necessaria per il futuro

In conclusione, l’evento di Oristano ci insegna che non può esserci sviluppo sociale senza una profonda cultura del rispetto. Come sottolineato dai dirigenti scolastici, la collaborazione tra scuola e istituzioni è l’unico antidoto efficace contro la devianza e l’apatia civica. Quando lo Stato entra nelle aule e gli studenti entrano nelle caserme, si crea un ponte che rende la democrazia più solida.

Questa giornata dedicata all’educazione alla legalità non finisce con il rientro degli studenti nelle proprie classi. Il suo successo si misurerà nel tempo, nella capacità di questi giovani di dire un no convinto a un sopruso o di denunciare un episodio di bullismo. La speranza è che l’entusiasmo visto ad Abbasanta diventi un modello ripetibile, perché la fiducia nelle istituzioni non si eredita: si costruisce, incontro dopo incontro, con la pazienza e il rigore di chi sa che sta seminando il futuro.


Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *