Il consigliere di opposizione Francesco Federico sceglie parole che sferzano come frustate per descrivere l’ultimo atto della crisi politica a Oristano, trasformando la cronaca di un rimpasto in una riflessione amara sulla coerenza e sulla dignità delle istituzioni. Non è più solo uno scontro di potere; è, nelle parole di Federico, un “tristissimo show” dove i protagonisti sembrano aver smarrito il senso del limite.
Federico solleva un velo di ipocrisia descrivendo lo stupore dell’assessore disarcionato, che oggi lamenta un trattamento sgarbato, lo stesso identico trattamento che fu riservato a chi l’aveva preceduta per farle spazio. È la legge del contrappasso applicata alla politica locale, una giostra dove le poltrone girano velocemente e la memoria sembra svanire fin troppo in fretta.
La nemesi del sindaco e il cerchio che si chiude
In questo scenario, la figura del sindaco Massimiliano Sanna appare arroccata in una trincea difensiva. La sua minaccia di ricorrere alle querele contro gli “ex amici” viene letta da Federico non come un atto di forza, ma come il compimento di una nemesi storica. È quasi ironico notare come quelle stesse armi legali, agitate per anni contro cittadini e consiglieri con l’accondiscendenza silenziosa del primo cittadino, si sono ritorte oggi contro chi, fino a ieri, sedeva allo stesso tavolo del Sindaco. La crisi politica a Oristano rivela così la sua faccia più cruda, quella di un sistema che ha sostituito il confronto democratico con la minaccia giudiziaria. La politica, che per definizione dovrebbe essere l’arte della mediazione e della parola, abdica al proprio ruolo per farsi atto formale, denuncia, carta bollata. Un declino che Federico sintetizza con una domanda: fino a che punto una città può accettare di essere umiliata da una simile rappresentazione?
Un’identità cittadina ferita dai personalismi
Mentre la maggioranza si lancia in accuse reciproche, la città di Eleonora resta sullo sfondo, spettatrice forzata di un conflitto che sembra ignorare i problemi reali. La crisi politica a Oristano non è un evento isolato, ma il sintomo di un malessere che ha radici profonde in una gestione “piegata ai personalismi”, dove il bene pubblico è diventato l’ostaggio di risentimenti privati.
Federico mette a nudo la fragilità di un’amministrazione che “non molla la poltrona” nonostante il palese fallimento del progetto originario. Il quadro che ne emerge è quello di una città ferma, paralizzata da una classe dirigente che spende più tempo a querelarsi che a progettare il futuro. È un’analisi spietata, che non concede sconti e che costringe ogni osservatore a porsi un interrogativo sulla qualità della rappresentanza politica odierna.
L’urgenza di un riscatto oltre il fango
La politica non è un gioco a somma zero tra assessori e consiglieri, ma un impegno verso chi, con il voto, ha delegato la gestione della cosa pubblica. La crisi politica a Oristano ha superato la soglia della tollerabilità, diventando un rumore di fondo che disturba la vita dei cittadini senza produrre alcun valore.
Il riscatto di Oristano passerà inevitabilmente attraverso il superamento di questo “show” degradante. Se la maggioranza attuale non troverà la forza di ammettere il proprio naufragio, spetterà alla città stessa, nella sua espressione più libera e democratica, decidere se continuare a farsi governare da chi ha trasformato il municipio in un ring o se cercare, finalmente, una strada nuova, lontana dai veleni e vicina ai bisogni reali del territorio.










