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Il rincaro del gasolio soffoca anche Oristano: motori spenti e scaffali a rischio

C’è un silenzio inquietante che rischia di calare sulle nostre strade, un silenzio che non ha nulla di poetico. È quello dei motori che si spengono, non per scelta ecologica, ma per sfinimento economico. Il grido d’allarme lanciato da Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna, non è solo una statistica sindacale: è la cronaca di un naufragio annunciato per l’autotrasporto isolano. Quando il prezzo del carburante sfonda la barriera psicologica e materiale dei 2 euro, la matematica diventa un carnefice.

Per le 1.500 imprese artigiane che garantiscono il battito vitale della Sardegna, trasportando l’80% dei beni che consumiamo, la situazione è diventata insostenibile. Se nel 2021 un litro di diesel costava 1,35 euro, oggi ci troviamo in una dimensione parallela dove i costi d’esercizio divorano l’85% dei ricavi. In questo scenario, l’autotrasporto cessa di essere un’impresa per diventare una forma di volontariato passivo, un lusso che nessuno può più permettersi di mantenere.

Non è solo una questione di bilanci aziendali, ma di tenuta sociale. Oristano, snodo cruciale per la logistica del centro isola, osserva con il fiato sospeso. Meloni punta il dito contro le dinamiche speculative che sembrano cavalcare i venti di guerra in Iran e Ucraina, denunciando come persino i biocarburanti come l’HVO subiscano rincari ingiustificati. È la prova del nove di un sistema che sta speculando sulla fatica di chi guida.

Senza un intervento immediato dello Stato e l’attivazione delle clausole di adeguamento, il rischio di una reazione a catena è concreto. Se l’autotrasporto si ferma, si ferma la Sardegna. Gli scaffali vuoti e l’impennata dei prezzi al consumo non sono più distopie da romanzo, ma una possibilità reale che bussa alle porte della nostra città. È tempo che la politica si riappropri del suo ruolo di regolatore, prima che l’ultima marcia venga scalata definitivamente.

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