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Inaugurato il secondo appuntamento di Soglie nella Torre di San Giovanni

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C’è un istante preciso in cui la pietra antica smette di essere un freddo simulacro del passato per farsi carne viva, respiro, domanda. Accade quando l’estetica del presente accetta la sfida del tempo, decidendo di abitare luoghi carichi di memoria. In questa cornice di rara suggestione, tra il vento che sferza il golfo e le vestigia di Tharros, la Fondazione Mont’e Prama inaugura il secondo atto di Soglie. Al centro della scena, nella penombra sacrale della Torre di San Giovanni, splende l’opera di GianMarco Porru: Al fiume si fa festa con i fiori.

L’arte contemporanea nel Sinis come ponte tra epoche

Non si tratta di una semplice esposizione, ma di un’operazione culturale che utilizza l’arte contemporanea nel Sinis come un grimaldello per scardinare le convenzioni museali. Porru, artista oristanese di stanza a Milano, lavora su un’evocazione potente: la parola Tirso. È un nome che per l’Isola è geografia, ma che nelle mani dell’autore diventa liturgia. Il fiume più lungo della Sardegna si trasforma in un ponte simbolico che collega le sponde del Mediterraneo, intrecciando i miti dionisiaci alla figura enigmatica di Su Componidori. È una danza di significati dove il linguaggio si fa ritmo propiziatorio, un invito a riscoprire una sacralità che non ha mai smesso di scorrere sotto la superficie del quotidiano.

Una nuova funzione per le architetture della memoria

L’iniziativa, curata con rigore scientifico e sensibilità poetica da Luca Cheri, trasforma l’architettura militare in uno spazio di accoglienza. Come sottolineato dal presidente Anthony Muroni, la missione della Fondazione è quella di rendere l’archeologia un organismo vivo. Inserire l’arte contemporanea nel Sinis all’interno di una torre che per secoli ha vigilato sulle coste significa cambiare la funzione stessa del monumento: da presidio difensivo a soglia, appunto, ovvero un luogo di passaggio e di contaminazione tra ciò che eravamo e ciò che stiamo diventando.

E’ necessario, oggi più che mai, riappropriarsi dell’immaginario collettivo attraverso nuove lenti. Il lavoro di Porru, che spazia dal cinema alla fotografia, non si limita a decorare uno spazio, ma interroga il visitatore sul rapporto tra memoria individuale e radici arcaiche. L’arte contemporanea nel Sinis diventa così uno strumento di resistenza culturale contro l’appiattimento del turismo di massa, offrendo invece un’esperienza immersiva che richiede tempo, silenzio e ascolto.

Un invito all’ascolto del tempo e del mito

Visitare l’installazione significa immergersi in un racconto visivo che abbraccia il paesaggio e il mito, restituendo vita a un patrimonio straordinario attraverso uno sguardo autentico. L’arte contemporanea nel Sinis trova qui una delle sue espressioni più alte, confermando che la bellezza, quando sposa la storia con intelligenza, ha il potere di renderci spettatori attivi di un’eternità in divenire. L’opera rimarrà visitabile fino al 31 agosto, seguendo il ritmo solare e le condizioni meteo di una terra che, ancora una volta, sceglie di farsi festa.

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