La notizia che la Polifonica Arborense sia stata ufficialmente reintegrata nel ruolo di cappella musicale del Duomo non è solo un atto formale o un avvicendamento burocratico: è il ripristino di un’identità sonora che sembrava sbiadita dal tempo.
Per volontà dell’Arcivescovo Roberto Carboni, si chiude una parentesi durata quasi vent’anni. Dal 1975 ai primi anni Duemila, questa corale era stata il battito cardiaco delle celebrazioni solenni; oggi, quel legame si rinsalda, restituendo alla città un patrimonio che fonde rigore liturgico e prestigio artistico. Essere una cappella musicale d’élite significa assumersi l’onere di tradurre l’ineffabile in armonia, trasformando la pietra fredda della cattedrale in un organismo vivente.
Il maestro e la liturgia: un nuovo inizio
Il cuore pulsante di questa rinascita è rappresentato da figure di spiccata sensibilità tecnica. Alessio Carrus, nominato Maestro di Cappella, assume la direzione di un gruppo che non deve solo cantare, ma officiare attraverso la musica. Accanto a lui, l’organista Fabio Frigato avrà il compito di far vibrare le canne dell’organo nelle solennità più profonde, garantendo quella maestosità che il rito pontificale esige.
Non è un caso che questo nuovo corso debutti proprio durante il Triduo Pasquale. La cappella musicale si prepara a tracciare un percorso emotivo che va ben oltre la semplice esecuzione. Dalla malinconia composta della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo, passando per il rigore spoglio del Venerdì, fino all’esplosione di luce della Domenica di Resurrezione, la musica si fa guida per il fedele e per l’appassionato di cultura. Il culmine, atteso con una certa trepidazione, vedrà l’esecuzione dell’Alleluia di Handel e del Regina Coeli KV 256 di Mozart, pagine in cui la perfezione formale incontra l’estasi spirituale.
Continuità e rinnovamento organizzativo
Un’istituzione culturale, tuttavia, non vive di sola arte. La solidità di una cappella musicale si misura anche dalla qualità della sua struttura interna. Il recente rinnovo del direttivo, che vede Roberto Irde alla presidenza affiancato da Arnaldo Manis e un team di consiglieri motivati, suggerisce una visione di lungo periodo. Si percepisce la volontà di non restare ancorati esclusivamente al passato, ma di evolvere verso un modello di gestione che garantisca alla Polifonica Arborense la sostenibilità necessaria per affrontare le sfide del futuro.
Oristano ritrova così un pezzo del suo puzzle identitario. In un’epoca in cui la comunicazione si fa spesso frammentata e superficiale, il ritorno della corale tra le navate del Duomo ci ricorda che esistono linguaggi universali capaci di resistere alle mode. La musica sacra, quando è servita con questa dedizione, cessa di essere un contorno e diventa il centro gravitazionale di una comunità che cerca, nel bello, una bussola per orientarsi.










