C’è un silenzio assordante che attraversa le corsie dei nostri ospedali, un vuoto che non è fatto di pace, ma di attese infinite e diritti negati. Il prossimo 7 marzo, questo silenzio si trasformerà in un grido corale tra le vie del capoluogo. La manifestazione a Cagliari vedrà confluire migliaia di cittadini stanchi di essere considerati semplici numeri di bilancio. Medicina Democratica della Sardegna ha sciolto le riserve, confermando la propria adesione a un corteo che non è solo una sfilata di bandiere, ma un atto di resistenza civile necessario per difendere ciò che la Costituzione definisce, con una solennità oggi tradita, un diritto fondamentale.
Una crisi di prossimità che parte dai territori
Il dramma della sanità nell’Oristanese è lo specchio di una gestione regionale che sembra aver smarrito la bussola della dignità umana. Non si tratta solo di carenza di medici, ma di una visione politica che ha progressivamente smantellato il concetto di prossimità. Partecipare alla manifestazione a Cagliari significa chiedere conto di scelte programmatiche che non possono più essere rinviate, perché la malattia non aspetta i tempi della burocrazia o i calcoli elettorali della Giunta regionale. Quando le istituzioni arretrano, sono i comitati spontanei a occupare il vuoto, trasformando la frustrazione in proposta politica.
La scienza al servizio della protesta
Non è un caso che Medicina Democratica abbia scelto di legare questa mobilitazione ai dati scientifici, come quelli del Registro tumori presentati recentemente presso l’ospedale Businco. La verità dei numeri si salda così alla protesta di piazza: i dati ci dicono che in Sardegna ci si ammala in modo peculiare e che la prevenzione è l’unica arma che abbiamo. Se la politica disarma i cittadini togliendo loro gli screening e il personale sanitario, allora la manifestazione a Cagliari diventa l’unico luogo dove riprendersi la parola. Il 7 marzo, con partenza dal Piazzale dei Centomila, rappresenta l’ultima chiamata per un’inversione di tendenza che, fino a oggi, è rimasta confinata nei discorsi senza mai tradursi in cura reale per i nostri reparti.










