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Scuolabus a San Quirico: il paradosso di un’amministrazione in ritirata

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La denuncia del consigliere Francesco Federico sulla situazione della borgata di San Quirico è lo spaccato di una crisi amministrativa che sembra aver smarrito la propria bussola etica. Il cuore della vicenda è un paradosso quasi kafkiano: l’amministrazione comunale decide di non garantire più il prelievo degli alunni presso le abitazioni a causa del dissesto stradale. In sostanza, l’ente pubblico usa la propria inadempienza — la mancata manutenzione delle vie — come giustificazione per tagliare un servizio essenziale.

Ci troviamo di fronte a una rottura del patto sociale. Il cittadino paga le tasse, accetta i recenti aumenti delle tariffe stabiliti dalla Giunta e si aspetta in cambio che la macchina pubblica funzioni. Invece, scopre che i 6 milioni di euro investiti dalla collettività per il trasporto scolastico rischiano di svanire di fronte a una buca nell’asfalto. È quella superficialità amministrativa di cui parla Federico, che trasforma il diritto allo studio e alla mobilità in un privilegio da esercitare solo dove il manto stradale lo permette.

Il richiamo al capitolato d’appalto è preciso e non lascia spazio a interpretazioni creative. Le regole dicono chiaramente che la salita e la discesa devono avvenire il più vicino possibile alle abitazioni nelle aree extraurbane. Eppure, l’assessore sembra aver scelto la via della resa, avallando la posizione del gestore del servizio. In questo corto circuito burocratico, la borgata di San Quirico diventa una periferia dell’anima prima ancora che geografica, un luogo dove la politica alza bandiera bianca invece di rimboccarsi le maniche e trovare soluzioni con i frontisti o investire nella sicurezza delle strade.

Non si può governare una comunità attraverso l’assurdo. Affermare che il servizio non è garantito perché le strade sono rovinate, senza aver mosso un dito per ripararle negli anni precedenti, è l’ammissione di un fallimento gestionale. Come sottolinea con fermezza Federico, i servizi vanno fatti rispettare, specialmente quando toccano la carne viva delle famiglie e l’educazione dei più piccoli. La politica, quella vera, dovrebbe essere l’arte di superare gli ostacoli, non quella di trasformarli in muri invalicabili per i propri cittadini. Resta l’amaro in bocca per una gestione che sembra ormai vivere di inerzia, aspettando il termine del mandato mentre i problemi restano lì, immobili, come le pietre di San Quirico.

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