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Sedie vuote e conti in sospeso: il “mimo” della politica oristanese

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C’è un’immagine che, nel teatro della politica locale, pesa più di mille discorsi elettorali, un’aula semivuota nel giorno più importante dell’anno. A Oristano è andata in scena una rappresentazione che definire surreale è un eufemismo. Mentre la minoranza sedeva al proprio posto, pronta al confronto, i banchi della maggioranza brillavano per la loro assenza.

Il motivo della seduta? Non una mozione di routine, ma il Bilancio di Previsione. Il bilancio non è solo un faldone di numeri, ma l’unico, vero atto che trasforma le promesse in realtà. Senza bilancio, la città è ferma. Eppure, chi dovrebbe guidare il timone ha deciso di non presentarsi a bordo.

La responsabilità non deve essere un optional

Il post di Francesco Federico colpisce nel segno e affonda il colpo su un nervo scoperto, il rispetto per la comunità. Quando una coalizione di governo non garantisce il numero legale sull’atto amministrativo per eccellenza, sta inviando un messaggio preciso, seppur silenzioso, ai cittadini. È un segnale di fragilità interna, di una bussola che ha perso il nord o, peggio ancora, di una svalutazione del ruolo del Consiglio Comunale.

La democrazia vive di presenze e di sguardi. Disertare l’aula significa sottrarsi al dovere della trasparenza e, come sottolinea con amarezza Federico, dimostrare un “alto” livello di responsabilità che di alto ha solo l’ironia amara di chi resta a guardare una città paralizzata.

Oristano merita una visione, non solo un’attesa

Non è solo una questione di protocollo. La domanda che sorge spontanea, guardando quelle sedie vuote, riguarda il futuro prossimo di Oristano. Una città che ambisce a crescere, a migliorare i propri servizi e a rilanciare il proprio tessuto sociale non può permettersi il lusso del “non pervenuto”.

Il bilancio è l’anima dei servizi, dalle manutenzioni alle politiche sociali, tutto passa da lì. Il confronto è il motore della democrazia, scappare dal dibattito non cancella i problemi, li rimanda soltanto, accumulando ritardi sulla pelle dei residenti.

Francesco Federico chiude conclude sostenendo che “Oristano merita di più”. E ha ragione. Merita una politica che abbia il coraggio di presentarsi, di discutere e, soprattutto, di assumersi l’onere delle proprie scelte. Perché se la maggioranza non si presenta nemmeno per decidere come spendere i soldi dei cittadini, allora il problema non è più solo politico, ma di profondo rispetto istituzionale.

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