In questi giorni, tra i corridoi affollati del Palazzo dei Congressi per la XII edizione di TourismA, la Fondazione Mont’e Prama non ha portato solo reperti, ma una visione: quella di un’isola che smette di essere solo “mare” per diventare il baricentro di un nuovo modello di turismo archeologico in Italia.
Il racconto dei tesori del Sinis tra ricerca e valorizzazione
L’entusiasmo respirato durante le conferenze dedicate ai tesori di Cabras non è un dato scontato. Quando le archeologhe Ilaria Orri e Viviana Pinna, insieme al presidente Anthony Muroni e a Giorgio Murru, hanno illustrato i progetti di ricerca nel Parco archeologico naturale del Sinis, la platea non ha risposto con la fredda cortesia degli addetti ai lavori, ma con la curiosità viva di chi intravede una scoperta continua. È il segno che il turismo archeologico sta cambiando pelle, trasformandosi da nicchia per specialisti a esperienza immersiva per un pubblico vasto e consapevole.
Un ponte tra civiltà: il dialogo tra mondo nuragico ed etrusco
Il cuore del dibattito si è scaldato ulteriormente con l’intervento dell’etruscologo Paolo Giulierini e dell’assessora regionale alla Cultura Ilaria Portas. Al centro, una sfida scientifica e divulgativa di altissimo profilo: la prossima mostra che indagherà lo stretto rapporto tra il mondo nuragico e quello etrusco. Non si tratta solo di una comparazione tra civiltà, ma di un’operazione culturale che punta ad ampliare l’offerta del museo civico di Cabras, rendendolo un polo d’attrazione internazionale capace di destagionalizzare i flussi grazie a un turismo archeologico di qualità, attivo dodici mesi l’anno.
Il mercato della cultura: dai workshop alla promozione internazionale
Oltre la teoria e la ricerca, c’è poi la concretezza del mercato. Nel workshop dedicato all’incontro tra domanda e offerta, il team della Fondazione ha dialogato con buyer internazionali, confermando che il brand “Mont’e Prama” è ormai una realtà consolidata nel panorama dei viaggi culturali. Le immagini dei Giganti e i panorami di Tharros, catturati dall’obiettivo di Nicola Castangia, fungono da ambasciatori silenziosi ma potentissimi di un territorio che ha saputo rendere l’accessibilità e l’ammodernamento dei siti i propri punti di forza.
Una nuova visione per il patrimonio sardo
La partecipazione a TourismA 2026 dimostra che la Sardegna ha compreso la lezione più importante: la bellezza, da sola, non basta. Serve una narrazione sapiente, una gestione rigorosa e la capacità di fare rete tra istituzioni e ricerca. Solo così il turismo archeologico può trasformarsi in un volano di sviluppo sociale ed economico, capace di restituire alla terra del Sinis la centralità che merita nel Mediterraneo.










