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La demolizione dello storico Bar Ibba: se ne va un pezzo di Oristano

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Foto E.Piano

Non è mai solo una questione di mattoni e calce. Quando un edificio che ha ospitato per decenni la vita quotidiana di una comunità viene giù, il frastuono delle macerie porta con sé l’eco di migliaia di conversazioni, di sguardi incrociati davanti a un caffè e di quella ritualità che trasforma un semplice locale in un punto cardinale dell’anima urbana- A Oristano è cominciata la demolizione dello storico edificio che ospitava il bar Ibba (poi Bar Azzurro) in piazza Roma. Non si tratta solo di un’operazione edilizia, ma di un piccolo trauma collettivo che ci interroga su cosa resti della nostra identità sociale.

Una bussola nel cuore della città

Per chi ha vissuto la Oristano degli anni d’oro, il bar Ibba non era soltanto un esercizio commerciale. Situato all’ombra della Torre di Mariano II, rappresentava il confine rassicurante tra la città che lavora e quella che si concede il lusso del tempo. La sua importanza era tale da essere entrata persino nella cultura popolare: come non ricordare il riferimento di Benito Urgu che lo ha reso immortale nelle sue canzoni, trasformandolo in un simbolo della sardità.

Luoghi come il bar Ibba agivano come terzi spazi, ambienti che non sono né casa né ufficio, ma dove la stratificazione sociale si annulla e la comunità si riconosce. La sua chiusura, avvenuta ormai diversi anni fa, aveva già lasciato un vuoto; la demolizione fisica dell’edificio, oggi, mette il sigillo definitivo su quella mancanza., agitando l’animo degli oristanesi.

La sfida della rigenerazione urbana

L’intervento attuale si inserisce in un più ampio progetto di riqualificazione che sta interessando piazza Roma e le zone limitrofe. Non si tratta di una distruzione fine a sé stessa, ma di un tentativo di dare un volto nuovo a un angolo di città che per troppo tempo era rimasto imprigionato nel degrado e nelle transenne.

Il nuovo progetto, che vede coinvolti investitori locali, punta a recuperare lo spirito del luogo attraverso una ristrutturazione che sappia dialogare con la modernità senza tradire il contesto storico. La sfida, tuttavia, è ambiziosa: si può ricostruire la bellezza architettonica, ma è molto più complesso ricostruire quel tessuto di relazioni umane che si era annodato spontaneamente tra quelle vecchie mura.

Tra nostalgia e progresso

Vedere il vuoto lì dove per generazioni c’è stata una certezza visiva provoca inevitabilmente un senso di smarrimento. È il paradosso del progresso, per far nascere il nuovo, spesso dobbiamo accettare la perdita del vecchio. Ma in una città come Oristano, che vive della sua storia e dei suoi riti, ogni mattone rimosso deve pesare sulla coscienza di chi progetta il futuro.

L’auspicio è che il nuovo edificio non sia solo una scatola di design, ma che sappia tornare a essere un luogo di incontro. La verità, scavando tra i detriti di piazza Roma, è che una città senza memoria è una città senza destino. Ora spetta ai fautori della nuova architettura dimostrare di essere all’altezza di quella storia che, per decenni, è stata scritta tra un espresso e una chiacchierata al bancone de su bar de Ibba.

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