Esiste un luogo, nel cuore della Sardegna, dove il pensiero smette di essere polvere da biblioteca per farsi scudo contro la frenesia del presente. Non è un paradosso, ma la risposta necessaria a un’epoca che ci vuole profilati, prevedibili e terribilmente simili tra noi. A Oristano, negli spazi di via Cagliari, l’Istituto Bellieni lancia una sfida gentile ma fermissima alla modernità: riscoprire chi siamo veramente prima che un algoritmo decida chi dovremmo essere.
Il ritorno di Socrate nel labirinto digitale
L’appuntamento è fissato per venerdì 17 aprile. Non si tratterà di una lezione accademica ex cathedra, ma di una vera e propria filosofia pratica applicata alla vita quotidiana. Sotto la guida di Daniela Masia Urgu, il seminario Conosci te stesso nell’era digitale si propone di smontare, pezzo dopo pezzo, quell’impalcatura di maschere che costruiamo meticolosamente per nutrire il nostro io digitale.
Il punto di partenza è affascinante e profondamente politico: il concetto di atopos. Per i greci era l’inclassificabile, ciò che è fuori posto, l’originalità che non si lascia etichettare. Oggi, in un mondo in cui ogni nostra preferenza viene masticata e digerita da sistemi predittivi, rivendicare la propria natura di soggetti atopi è un atto di resistenza. Questa filosofia pratica ci insegna che l’anima non è un dato aggregato, ma un’imprevedibilità che sfugge alla logica binaria dei computer.

Grandi maestri per navigare la modernità liquida
In un percorso che si snoderà attraverso dieci incontri settimanali, i partecipanti non saranno soli. Ad accompagnarli ci saranno le lenti d’ingrandimento di giganti del pensiero contemporaneo. Da Zygmunt Bauman, che per primo ha intuito la fragilità dei nostri legami liquidi, fino a Byung-Chul Han, il filosofo che oggi denuncia la società della stanchezza e l’autofagia del narcisismo digitale.
La domanda che sottende l’intero seminario è bruciante: quanto della nostra identità ci appartiene realmente? Se i nostri desideri sono suggeriti da notifiche e i nostri comportamenti modellati dalla ricerca del consenso immediato, la filosofia pratica diventa l’unico strumento di manutenzione dell’umano. Attraverso il pensiero di Michel Foucault, il corso analizzerà le pratiche etiche necessarie per recuperare la profondità dei legami, sacrificati sull’altare di una velocità che ci rende tutti più connessi, ma infinitamente più soli.
Oltre lo schermo: la necessità dell’incontro
C’è un dettaglio non trascurabile in questa iniziativa dell’Istituto Bellieni: il seminario si svolgerà interamente in presenza. In una scelta che è già di per sé un manifesto, si torna a guardarsi negli occhi senza il filtro di un display. Perché la filosofia pratica ha bisogno di corpi, di silenzi condivisi e di quel confronto dialettico che solo la vicinanza fisica può garantire.
Oristano diventa così il laboratorio di una nuova consapevolezza. L’obiettivo non è demonizzare la tecnologia — sarebbe un esercizio di stile sterile e anacronistico — ma imparare ad abitarla senza lasciarsi abitare da essa. È un invito a ritrovare l’autenticità dietro le quinte del palcoscenico social, per tornare a essere padroni della propria narrazione. Per chi sente il bisogno di fermare il carosello dei like e ricominciare a pensare, l’Officina Filosofica è il porto sicuro da cui ripartire.










