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Liste d’attesa in Sardegna: come ottenere visite mediche nei tempi di legge

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Il calendario segna la Giornata mondiale della salute, ma per migliaia di cittadini sardi questa ricorrenza assume il sapore amaro di un’attesa infinita. Non è solo una questione di burocrazia, è un corto circuito sociale: quando il tempo della diagnosi non coincide con quello della patologia, il diritto costituzionale alla salute si trasforma in un privilegio per chi può permettersi il settore privato. In questo scenario, l’Associazione Luca Coscioni scende in campo con una denuncia che scuote le fondamenta della gestione sanitaria regionale, offrendo uno strumento concreto per spezzare le catene delle liste d’attesa.

ll diritto alla cura non può attendere: la battaglia contro le liste d’attesa

La fotografia scattata dall’Associazione è impietosa. Nonostante l’attivazione della Piattaforma Nazionale gestita da Agenas, ci troviamo di fronte a un muro di gomma fatto di numeri aggregati e informazioni parziali. I dati, che dovrebbero essere la bussola per orientare le politiche pubbliche, appaiono invece come una nebbia fitta che avvolge le inefficienze. Nel periodo compreso tra gennaio e settembre 2025, il quadro emerso è sconfortante: in Sardegna il rispetto dei tempi previsti dalla legge si è fermato a un misero 41,9% per gli esami e a un ancor più esiguo 35,8% per le visite specialistiche.

Stiamo assistendo alla creazione di una cittadinanza di serie B. Oltre il 60% dei pazienti è confinato in un limbo senza certezze, costretto a navigare tra l’incudine della rinuncia alle cure e il martello di una spesa privata spesso insostenibile. Filomena Gallo e il professor Marcello Crivellini lo dicono chiaramente: non è accettabile che il cittadino sia condannato a restare in attesa mentre la legge imporrebbe scadenze precise. La trasparenza non è un optional, ma il presupposto minimo per la dignità del malato.

Il modulo di tutela: un’arma legale nelle mani dei cittadini

Per rispondere a questa emergenza, l’Associazione ha lanciato una sfida diretta alla Regione Sardegna, chiedendo la pubblicazione di dati disaggregati per ASL e l’attuazione di un piano straordinario che segua le linee della mozione parlamentare del primo aprile scorso. Ma la vera novità risiede nel supporto operativo offerto ai singoli individui per contrastare il fenomeno delle liste d’attesa.

Sul sito ufficiale dell’organizzazione è infatti disponibile un modulo scaricabile, un vero e proprio grimaldello legale che permette di richiedere il cosiddetto percorso di tutela. Questo strumento obbliga l’azienda sanitaria a garantire la prestazione entro i tempi massimi stabiliti, ricorrendo se necessario al regime di intramoenia o a strutture convenzionate, senza che il cittadino debba sborsare un solo euro in più rispetto al ticket previsto. È un atto di resistenza civile che trasforma il paziente da vittima passiva a soggetto attivo del proprio diritto.

Verso una sanità trasparente e reattiva

La battaglia contro le liste d’attesa non è solo una contesa tecnica su calendari e prenotazioni, ma una lotta per la tenuta del patto sociale. Chiedere alla Regione Sardegna di aprire i dati significa pretendere che la politica si assuma la responsabilità delle proprie mancanze. La salute non può essere una variabile dipendente dal codice postale o dal saldo del conto corrente.

Invitare i cittadini a segnalare le inadempienze all’indirizzo info@associazionelucacoscioni.it non è solo un modo per raccogliere lamentele, ma il primo passo per costruire un’azione collettiva capace di imporre un cambiamento strutturale. Se il sistema non è in grado di riformarsi dall’interno, sarà la pressione dei diritti esercitati a forzare la mano. Perché, in ultima analisi, l’efficienza di un sistema sanitario si misura sulla sua capacità di rispondere nel momento del bisogno, e ogni giorno perso nelle liste d’attesa è una sconfitta per l’intera comunità.

Per maggiori informazioni e per scaricare il modulo: www.associazionelucacoscioni.it/liste-attesa

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